Il preavviso va sempre trattenuto?
Dimissioni senza preavviso: l’azienda può trattenere l’indennità?
Un dipendente si dimette e decide di interrompere immediatamente il rapporto di lavoro, senza rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto.
L’azienda può trattenere qualcosa dalle sue competenze finali?
In linea generale, sì. Ma conoscere il proprio diritto è solo la prima parte del problema. La seconda è decidere se, e come, esercitarlo.
Cosa prevede la legge
L’articolo 2118 del Codice civile stabilisce che ciascuna delle parti può recedere da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato rispettando il periodo di preavviso previsto.
Quando è il lavoratore a dimettersi senza rispettarlo, è tenuto a corrispondere al datore di lavoro un’indennità sostitutiva del preavviso.
In concreto, questa somma viene normalmente trattenuta dalle competenze spettanti al lavoratore alla cessazione del rapporto.
Quanto può trattenere l’azienda?
Non esiste un numero di giorni uguale per tutti.
La durata del preavviso dipende dal CCNL applicato, e generalmente varia in funzione di elementi quali livello di inquadramento e anzianità di servizio.
Se, per esempio, il contratto collettivo prevede 30 giorni di preavviso e il lavoratore ne presta soltanto 10, l’indennità sarà riferita ai 20 giorni non lavorati.
Per questo, prima di effettuare la trattenuta, è necessario verificare le disposizioni del contratto collettivo applicabile al singolo rapporto.
Ma l’azienda deve necessariamente trattenerla?
Qui la questione diventa più interessante.
L’esistenza del diritto all’indennità non significa che ogni situazione debba essere gestita automaticamente nello stesso modo.
Pensiamo a un lavoratore che si dimette senza preavviso dopo molti anni di rapporto, oppure a una cessazione concordata informalmente con l’azienda. Oppure, al contrario, a un dipendente che abbandona improvvisamente una posizione difficile da sostituire, creando un problema organizzativo significativo.
Sono situazioni molto diverse.
L’azienda deve quindi conoscere quanto le spetta, ma può essere opportuno valutare anche le circostanze della cessazione, i rapporti tra le parti e le conseguenze organizzative della decisione.
Un diritto e una decisione non sono la stessa cosa
È proprio qui che la gestione del personale smette di essere soltanto applicazione di norme.
La normativa e il contratto collettivo ci dicono quali sono i diritti dell’azienda. Non sempre, però, ci dicono quale sia la scelta più opportuna in quella specifica situazione.
Prima di procedere è quindi utile ricostruire correttamente il preavviso dovuto, quantificare l’indennità e valutare il contesto nel quale sono avvenute le dimissioni.
Perché sapere cosa si può fare è indispensabile. Decidere cosa conviene fare richiede una valutazione in più.
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